Borderlife di Dorit Rabinyan

Borderlife di Dorit Rabinyan

 

Ho acquistato questo libro il primo giorno in cui è arrivato in libreria, non compro quasi mai a scatola chiusa, anche se ogni tanto è bello farsi guidare dall’istinto, l’istinto ha guidato tutte le mie letture in adolescenza e per tutti gli anni in cui i social network, i bookblog non esistevano. Si correvano rischi, capitavano delle cantonate, ma si scoprivano anche dei veri gioielli curiosando tra gli scaffali senza seguire nessuna wish list.

Borderlife di Dorit Rabinyan mi ha colpito subito per la trama e per la copertina. Sì, è inutile che ci raccontiamo bugie, la copertina gioca un ruolo importante nella scelta dei libri, soprattutto di nuove uscite come in questo caso.

Siamo a New York, in autunno. Liat, una giovane ragazza israeliana che fa la traduttrice negli USA, incontra Hilmi. Lui è palestinese, vive a Brooklyn e fa il pittore, ma per vivere da lezioni di arabo. Tra i due, scocca un vero e proprio colpo di fulmine, come calamite si ritrovano attratti inesorabilmente l’uno dall’altro.

Sarebbe bastato un niente per innamorarmi di lui in un instante…

Liat è di Tel Aviv, è stata cresciuta e redarguita dal fidarsi dei palestinesi e dei musulmani, educazione infarcita da pregiudizi che, suo malgrado, fanno parte di Liat e del suo modo di pensare.   Hilmi è di Ramallah, e i genitori sono profughi. Quei palestinesi, cioè, costretti a fuggire dai territori occupati dagli Israeliani.

Due popoli vicini, due culture lontane come lo sono Liat e Hilmi. Vicini in un paese straniero, dopo la nostalgia per il loro sole, il profumo della loro terra lontana li avvicina, lontani quando, pur volendo, non riescono a trovare un punto d’incontro su una questione che li vuole nemici per forza. La famiglia di Liat non accetterebbe mai Hilmi, anzi non capirebbe perché Liat si sia fidata del suo arabo. Quella lingua estranea che gli ricorda violenza, ma vicina a lei; dal canto suo anche Hilmi, con convinzioni apparentemente meno rigide, si dibatte nella contraddizione di una storia che sembra non avere futuro.

Sono proprio le parti in cui i due si confrontano sulla situazione geopolitica che la narrazione diventa incalzante e brillante, rendendo ancora più amara la loro storia d’amore. Un amore “a scadenza” per colpa di una guerra che grava, loro malgrado sulle loro teste, a causa di convinzioni e pregiudizi radicati in profondità.
Borderlife è in certi passaggi addirittura struggente, è struggente l’amore di Liat per Hilmi, così puro e sincero che lei cerca di combattere a tutti i costi.
Una storia tormentata, squilibrata,  ma mai melensa che ha destato preoccupazione nella direzione pedagogica del ministro dell’istruzione Israeliano, a quanto pare questo libro potrebbe invogliare ai matrimoni “misti”.
Siamo nel 2016 e c’è una direzione pedagogica in un paese tormentato dall’odio e dalla violenza che si preoccupa che le giovani generazioni,  non leggano storie che in qualche modo possano aprirgli la mente, cercando di farli andare oltre a quello che hanno imparato da bambini. Eh sì, perché Borderlife non si sofferma sulla questione geopolitica d’Israele ma mostra come questa guerra ormai cronicizzata, gravi sulle vite delle persone, di due ragazzi, in questo caso che si sono scelti, innamorati, ma che tentano di resistere a questo sentimento.

Borderlife di Dorit Rabinyan

Borderlife di Dorit Rabinyan

Ovviamente, lo sapete, i divieti generano curiosità, il libro è diventato un best seller in Israele, nel giro di pochi giorni.
Borderlife è un bel libro, Liat e Hilmi sono ben tratteggiati e prendono forma pagina dopo pagina in modo armonico e per tutte le ragioni che vi ho illustrato, è un libro che vi consiglio, l’unico appunto che posso fare è che mi aspettavo un po’ di più nella parte conclusiva. No, niente spoiler, ma insomma… rispetto all’intento della storia e al fulcro della narrazione, il finale appare quasi no sense.
Però, dimenticate queste righe ora e leggete Borderlife.